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martedì 12 ottobre 2010

Gay Pride a Belgrado, Neonazi Fanno Scattare la Sommossa


Sfilare in piazza per una ragione comune è molto importante, riunirsi con persone che la pensano allo stesso modo e che hanno intenzione di lottare per uno stesso fine è un diritto ma in fondo anche un dovere e per fortuna situazioni in cui questo accade riescono ad essere organizzate in tutto il mondo. Sappiamo bene quanta fatica e quanto impegno si impiega nell'organizzare ed ottimizzare un evento significativo come il gay pride, una marcia pacifica portatrice di amore e di rispetto verso tutte quelle persone additate soltanto per una forma di amore diversa da quella comune tra un uomo e una donna. Quello con cui abbiamo a che fare ogni volta che in una città italiana si ha a che fare con un gay pride sono insulti velati da discorsi personali di politici dalla mentalità opposta e di esponenti della chiesa, nonchè manifesti incollati nelle nostre strade che inneggiano all'annullamento della famiglia tradizionale a causa di eventi come questo. A Belgrado invece, luogo in cui da tempo si cercava di organizzare un gay pride ma che, per motivi evidenti, ma non è mai stato realizzato, ha finalmente trovato il modo di sfilare per le vie della città, pur ottenendo, come purtroppo si temeva un'accoglienza pessima. Esponenti di estrema destra neonazista infatti hanno obbligato i cordoni di polizia in protezione ai partecipanti del gay pride, di far scattare operazioni antisommossa, tra feriti più o meno gravi ed escalation di violenza solo per aver esposto la necessità di ottenere diritti agli omosessuali come per qualunque altro essere umano. Possibile che ancora oggi bisogna assistere ad eventi del genere se si ha il coraggio di far sentire la propria giusta voce?

sabato 24 ottobre 2009

Brotherhood, i Nazisti Gay Vincono il Festival del Film di Roma


Erano diverse le ipotesi riguardo la pellicola vincitrice del riconoscimento come miglior film per questa quarta edizione del Festival di Roma, ma oltre ad Up in the Air con l'affascinante George Clooney e l'interessante L'Uomo che Verrà di Giorgio Diritti, quello che spiccava era senza dubbio Brotherhood. Ed è stato proprio il film danese di Nicolò Donato a portarsi a casa il tanto agognato Marc'Aurelio d'oro per aver portato sul grande schermo una storia ben girata, ben diretta, con ottime prove recitative per quanto riguarda gli attori e soprattutto per una storia intrigante e in qualche modo molto attuale. La vicenda è quella di Lars ex-sergente dell'esercito che stringe una salda amicizia con Jimmy, appartenente ad un gruppo di neonazi condividendo ideali che si rifanno al Furher tedesco che ben conosciamo, andando a caccia di omosessuali, in special modo quelli non dichiarati. Questa forte passioni che li lega si evolverà in qualcosa in più, il sentimento che condividono li avvicina in modo tale da creare un'unione diversa, di sentimenti e di forti istinti, facendoli scoprire esattamente come quei gay che si divertono ogni giorno a pestare. Ambientato nei giorni nostri, Brotherhood narra una storia che affonda le radici in un clima di omofobia che sentiamo purtroppo molto nostro, mettendo in luce quanto spesso l'ipocrisia e la non accettazione di sè stessi possono trasformare un uomo nel carnefice dei suoi stessi simili. Un premio meritatissimo per un film crudo e violento che racchiude una storia d'amore decisamente sui generis.